Cellulari ai bambini: come utilizzarli in maniera sana

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Il dibattito è sempre più caldo e controverso: è giusto lasciare i cellulari ai bambini? E’ un comportamento “sano” quello di consentire ai bambini di giocare sempre più spesso con gli smartphone, invece di incentivare giochi e giocattoli di tipo più classico e tradizionale?

I tempi sono cambiati, e non è un’affermazione retorica. I cellulari sono una realtà e vengono usati nella quotidianità da noi adulti. Molti sono i pedagogisti ad affermare che essi non vanno demonizzati ma bensì utilizzati in maniera corretta. Per farlo, è necessario conoscere i rischi legati a questo strumento.

Le indicazioni fondamentali che vengono date sono: fare usare il cellulare per poco tempo e mai utilizzarlo prima del riposo notturno. Scopriamo maggiori dettagli su come far utilizzare i cellulari ai bambini.

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Smartphone nelle mani dei bambini: cosa ne pensa la psico-pedagogia

Daniele Novara, noto pedagogista italiano, chiarisce molti dei dubbi che, quotidianamente, affollano la mente delle famiglie italiane: fa male lasciare i cellulari ai bambini?

Non esiste una risposta che separa le due correnti di pensiero e non esiste nemmeno una risposta che si schiera a favore di una filosofia invece che a un’altra.

Tuttavia, la risposta comune è, come sempre, il buon senso.

Per poter utilizzare il buon senso, quando si da tra le mani di un bambino un cellulare, bisogna conoscere le conseguenze e i rischi che questo apparecchio elettronico genera.

E’ molto importante, infatti, sapere che gli smartphone possono diventare una vera e propria droga per i bambini e che questa è cosa certa.

Come tutte le sostanze che generano dipendenza, i cellulari disattivano le aree del cervello preposte al controllo per attivare, invece, quelle legate al piacere.

In particolare, nei bambini e nei ragazzi, il rischio maggiore è l’utilizzo dello smartphone legato ai videogiochi: il cervello viene stimolato dal raggiungimento di un obiettivo che diventa sempre più avanzato e che, per essere raggiunto, necessita di maggiore impegno e di un numero crescente di ore. Più gli obiettivi si intensificano, più il bambino o il ragazzo desidera raggiungerli per sentirsi appagato.

E’ sempre stato così, anche quando si giocava, e si gioca tutt’ora, su altri supporti… Ecco spiegato il motivo per cui, non è il cellulare in sé a dover essere considerato l’oggetto da demonizzare.

A questo punto, la psico-pedagogia ha un’unica risposta: le regole.

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Porre dei limiti e delle regole quando si danno i cellulari ai bambini

Fino agli 11-12 anni, il bambino, per quanto maturo e intraprendente, riesce a “subire” il peso della regola, a volte quasi del ricatto morale: “se fai così, succede questo”, “se smetti di giocare, ti premio con questo”.

Questo processo, invece, non è così immediato negli adolescenti, che hanno strumenti cerebrali ben diversi per aggirare il divieto.

Il consiglio del pedagogista Daniele Novara è quello di porre subito delle regole:

  • non usare lo smartphone per più di due ore al giorno
  • non usare lo smartphone nelle ore che precedono il sonno

Gli stimoli che il cellulare è in grado di generare, sarebbero così tanti e forti da andare a compromettere la qualità del riposo.

Le regole devono essere poste immediatamente. Non bisogna aspettare che il bambino prenda familiarità col cellulare: in quel momento sarebbe già troppo tardi.

L’utilizzo dello smartphone deve essere vincolato all’imposizione di un limite che deve essere costante e che, soprattutto, non deve vedere differenze di gestione tra la mamma e il papà: il bambino è in grado di riconoscere subito l’anello debole della famiglia e, una volta trovato, non rispetterà più queste regole.

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