Come educare un bambino: l’azione educativa ai giorni nostri

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Il mestiere del genitore è il più difficile del mondo, perché non si tratta solo di garantire al bambino le cure necessarie a soddisfare le esigenze di un corpo in crescita, ma sta soprattutto nell’offrire risposte sufficientemente adeguate a una mente sensibile.

Un’azione sociale attiva da parte del collettivo, su come educare un bambino, opera nella sua tutela e nell’identificazione dei suoi diritti, ma è un azione molto complessa e delicata che spesso richiedere una determinata partecipazione da parte dei genitori.

Scopriamo, dunque, qual’è l’azione educativa più adatta a crescere un bambino ai giorni nostri.

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L’opera giusta e caritatevole dell’adulto verso il bambino

Il bambino, che abita l’ambiente prodotto dall’adulto, vive in un contesto inadatto ai bisogni della sua vita, ai bisogni psichici di sviluppo e a quelli di espansione intellettuale e morale.

L’educazione, quasi tutta, è impregnata dal concetto di generare un “accomodamento diretto“. Questo accomodamento è costruito sopra una sottomissione e un’obbedienza smisurata e, di conseguenza, conduce alla negazione della personalità infantile.

Tale atteggiamento è così ben radicato che domina anche in famiglia verso il figlio più amato e si rinforza poi in ambito scolastico, dove si riproduce quasi sempre il luogo in cui si compie l’adattamento diretto alle necessità del mondo adulto.

L’azione educativa o come definisce Maria Montessoril’opera giusta e caritatevole dell’adulto verso il bambino“, dovrebbe essere quella di preparare l’ambiente.

L’ambiente secondo il Metodo Montessori

La grande influenza che l’ambiente ha sugli esseri viventi è stata costatata già da moltissimo tempo dalla biologia.
Se però, osserviamo l’uomo, vediamo che più che adattarsi all’ambiente, egli cerca di crearsi l’habitat più adatto a sé.

L’ambiente, secondo la Montessori, ha un compito vitale verso il problema educativo in generale. Sia si tratti di una casa, sia si tratti di una scuola, l’ambiente, come si è più volte ribadito in una profondità montessoriana, dovrebbe avere mobili e arredi fatti su misura del bambino, adatti alle loro forze fisiche.

Gli arredamenti, infatti, dovrebbero essere leggeri e messi in modo tale che il bambino possa muoverli con facilità. Alcuni quadri, ad esempio, sarebbe interessante posizionarli a misura di bambino, in modo tale che anche lui possa osservarli alla sua altezza.

Il bambino, inoltre, deve essere in grado di adoperare tutto ciò che gli occorre per l’ordine della casa così da poter compiere i lavori della vita giornaliera come, ad esempio, spazzare o spazzolare i tappeti.

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Qual’è il compito del genitore?

Riprendendo le parole di Maria Montessori, la risposta a questa domanda è nulla: “stare in disparte e osservare, seguirlo a una certa distanza, lasciarlo fare da solo, senza affaticarlo con il nostro intervento”.

Il bambino, quando vuole fare qualcosa da solo, si mette d’impegno ed è tutto animato nel farlo, ma spesso capita che noi adulti interveniamo subito per dare una mano e portare al compimento il lavoro che aveva cominciato.

L’attenzione del genitore deve essere rivolta nel dare al bambino ciò che gli occorre per vivere, comprendere bene di cosa ha realmente bisogno, osservare e osservarlo nell’ambiente che deve essere il suo.

Da qui si esce dalla dipendenza dell’adulto e nasce l’attività spontanea dove il bambino può ritrovare la sua vera natura e il piacere di fare un suo lavoro.

Affiancare il bambino senza fare al suo posto è imprescindibile, quindi, in un’ottica montessoriana.

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Il difficile ruolo del genitore

Autonomia dipendenza sono due polarità indispensabili che si presentano nell’arco di vita di ogni essere umano: accompagnano l’uomo dalla nascita fino alla vecchiaia.

Per quanto riguarda il bambino, nello specifico, l’occasione di capire, approfondire e impadronirsi del mondo esterno è chiaramente data dalla possibilità di ideare una salda autonomia, di tessere relazioni sociali appaganti e di utilizzare gli oggetti in funzione delle proprie potenzialità creative.

Questo percorso fonda le sue radici nella relazione che il bambino instaura con mamma e papà.

Ad essere genitore non lo insegna nessuno ed è per questo che è considerato il mestiere più difficile del mondo.

Essere genitori vuol dire misurarsi con i propri limiti e saper gestire situazioni a cui non si è preparati.

Solo l’esperienza, il buon senso e la conoscenza, che si può ottenere attraverso i libri o alla semplice lettura di articoli, possono contribuire a gestire in maniera meno rigida le situazioni quotidiane.

Autrice

Laura Paternuosto

Laura Paternuosto – Pedagogista di formazione e attualmente educatrice presso i servizi all’infanzia. Esperta in Evoluzione Delle competenze Pedagogiche

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