L’educazione del bambino all’uso del vasino è considerata una tappa evolutiva abbastanza complessa. Peraltro, vi sono studi recenti che indicano che oggi, da parte dei genitori, c’è una tendenza a rimandare eccessivamente questo momento; non sono infatti per niente rari i casi di bambini di età superiore ai due anni che ancora usano esclusivamente il pannolino (il 10%, addirittura porta il pannolino fino a tre anni e oltre).

Si tratta di una scelta che i pediatri non approvano poiché studi recenti mostrano che il ritardo in questo passaggio è associato a un tasso più elevato di stitichezza e di rifiuto alla defecazione fuori dal pannolino. Viene spesso a crearsi quello che può definito come un blocco psicologico verso la cacca nei bambini; più tecnicamente si parla di costipazione funzionale o ritenzione fecale, condizione nella quale il piccolo trattiene volontariamente le feci.
Si deve anche sottolineare che, molto spesso, questo problema non si verifica per quanto riguarda la pipì, che i bambini fanno nel vasino nei tempi considerati giusti.
Dato che il rifiuto della defecazione nel vasino è un problema sempre più diffuso cerchiamo di analizzarne le varie cause e capire come affrontarlo.
Il rifiuto della cacca nel vasino: quali sono le cause principali?
Una delle principali cause di rifiuto alla defecazione è legato a un’esperienza negativa; se per esempio, in precedenza il bambino ha avuto un’evacuazione difficile e dolorosa (spesso causata da feci dure dovute a stitichezza), può associare il “momento della cacca” a una sensazione spiacevole, cosa che lo induce a trattenere le feci per evitare le sensazioni dolorose. In questo modo peraltro si crea un circolo vizioso: più le feci sono trattenute, più diventano dure e difficili da espellere, con aumento del dolore.
In altri casi può esserci una sorta di “paura del vasino”; sedersi in una posizione nuova, magari scomoda, può contribuire a creare una certa avversione al momento dei bisogni.
È anche possibile che il passaggio dal pannolino al vasino faccia sentire il piccolo più vulnerabile: deve sedersi da solo, in una posizione che per lui è nuova e lasciar andare qualcosa dal proprio corpo; è possibile che ciò sia avvertito come una “perdita di controllo”.
È altrettanto possibile che il piccolo percepisca aspettative eccessive da parte degli adulti; ciò potrebbe innescare una sorta di “ansia da prestazione”.
Si deve comunque anche sottolineare che la stitichezza nei bambini piccoli può avere anche cause non psicologiche, ma organiche, spesso legate all’alimentazione: apporto di fibre non sufficiente, introduzione di cibi solidi, scarsa assunzione di liquidi ecc.
Quali sono i possibili rimedi?
Per aiutare il bambino a superare il blocco psicologico è necessario intervenire sulle specifiche cause.
Se, per esempio, il problema è legato a un’esperienza dolorosa, legata di norma alla stitichezza, è necessario favorire la regolarità intestinale attraverso un’alimentazione che assicuri il giusto apporto di fibre alimentari e un’adeguata idratazione. Potrebbero essere d’aiuto anche l’uso di alcuni principi attivi, come ad esempio il macrogol, che ammorbidiscono le feci e ne favoriscono l’eliminazione; per le modalità di utilizzo è consigliabile consultare il pediatra di fiducia.
Se il rifiuto è dovuto alla paura del vasino o a un disagio fisico, si può intervenire cercando di rendere il momento della cacca il più piacevole possibile, sistemando il bambino in un ambiente confortevole e tranquillo e aiutandolo a trovare la posizione più comoda.
Può essere più difficile far superare al bambino la sensazione di perdita di controllo. In questo caso è necessario agire con una certa delicatezza, senza forzature. Magari si può coinvolgere il bambino nella scelta del momento e del vasino. In sostanza si deve cercare di tranquillizzare il più possibile il bambino cercando di infondergli sicurezza.
Infine, se il problema è legato a una sensazione di “ansia da prestazione”, i genitori dovranno rivedere il proprio approccio, cercando di non fare pressione al bambino o mettergli troppa fretta.








